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Paragrafo 4 . La filosofia greca e l'Oriente.
     
Introduzione.

La  filosofia  della  scuola  di Elea   un  punto  di  riferimento
ineludibile   per   tutta  la  successiva  riflessione   filosofica
occidentale.  La  civilt greca, per, almeno fino all'epoca  delle
guerre persiane (499-449 avanti Cristo), ha avuto contatti continui
con  l'Oriente,  la  cui  influenza  pu  essere  rintracciata  nel
pensiero  ionico  e in quello pitagorico, e forse  in  un  filosofo
contemporaneo di Parmenide: Eraclito.

Eraclito.
     
L'immagine   tradizionale  di  Eraclito    quella   di   un   uomo
"solitario",  "oscuro", "enigmatico", "misantropo".  Di  sicuro  la
figura  del filosofo di Efeso(59) si distingue nettamente da quelle
dei   sapienti  che  lo  hanno  preceduto  o  che  gli  sono  stati
contemporanei:  egli  rifiuta ogni sorta  di  impegno  politico,  e
sottolinea  quanto sia grande la differenza fra  lui  e  gli  altri
pensatori e poeti.

Le "menzogne" di Omero, di Esiodo, di Pitagora e di Senofane.
     
Per  Eraclito non basta essere eruditi e conoscere molte  cose  per
possedere  intelligenza e saggezza: se cos  fosse  -  sostiene  il
filosofo  di  Efeso  -  Esiodo, Pitagora,  Senofane  ed  Ecateo(60)
avrebbero  avuto  una  mente acuta.(61)  Omero  e  Archiloco,  poi,
meriterebbero di essere frustati.(62)
     
     p 35 .
     
     Uguale disprezzo egli manifesta per le masse: "I pi non sanno
e  valgono ben poco; i pochi soltanto hanno valore"(63); gli uomini
non  intendono il Lgos;(64) nel valutare i fenomeni si  ingannano,
come si  ingannato Omero, che pure godeva la fama di essere il pi
dotto dei Greci.(65)
     La  critica di Eraclito all'erudizione dei sapienti e al senso
comune delle masse lo spinge all'isolamento, lo rende un solitario,
lo fa sentire inattuale rispetto al mondo che lo circonda.(66)

La superbia del filosofo.
     
"Eraclito  era un superbo: e quando in un filosofo si  giunge  alla
superbia, si tratta allora di una grande superbia. Il suo agire non
si  rivolge mai a un "pubblico", all'applauso delle masse e al coro
osannante  dei  contemporanei.  Il percorrere  la  strada  da  solo
rientra nell'essenza del filosofo"(67).
     La  convinzione  che  la  filosofia  non  sia  "per  tutti"  
ampiamente diffusa nel pensiero greco fin dai suoi inizi: le scuole
filosofiche sono cenacoli per pochi, spesso con riti di  ammissione
di  tipo  iniziatico, come fra i pitagorici; pi tardi vedremo  che
Aristotele  scrive opere destinate ai discepoli  e  opere  per  gli
estranei alla sua scuola.
     La posizione di Eraclito  per lontana da questa convinzione:
egli  non  si  rivolge ai sapienti o agli iniziati; egli  espone  -
talvolta in maniera enigmatica - una riflessione che ha fatto da s
e  per  s.  Certamente saranno in pochi a capirla, ma  ognuno  pu
comprenderla. Non selezionando un suo "pubblico", non  cercando  il
consenso  delle  masse,  Eraclito, come  Nietzsche  alla  fine  del
diciannovesimo secolo, si rivolge a tutti, perch "Il Lgos   dato
a tutti"(68).

Il Lgos.
     
"Non  ascoltate me, ma il Lgos"; "Bisogna seguire il  Lgos";  "Di
questo  Lgos  che  sempre gli uomini non hanno intelligenza"(69).
Il  Lgos,  che  Eraclito invita ad ascoltare e a seguire,  allude,
molto  probabilmente, non a una entit metafisica - a  una  "mente"
esterna  alle  cose che le crea e ordina - quanto  piuttosto  a  un
"ordine" che  dentro tutte le cose, inclusi gli uomini.
     Il  Lgos  la ragione (ratio) di tutte le cose, non in quanto
causa, ma come regola della loro esistenza, del loro scorrere,  del
loro divenire.
     Lgos,  infatti, nel suo primo e pi antico significato,  vuol
dire parola(70)
     
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     e  quindi  discorso. Il discorso  l'unico  luogo  in  cui  la
parola  acquista significato. Le cose che mutano e  divengono  sono
come un discorso che fluisce, ma non un discorso "senza senso":  il
Lgos  il "senso" e il "significato" del divenire delle cose.
     Questo  significato, per,  difficile da cogliere: osservando
quanto  ci  accade  intorno,  come  le  cose  si  manifestano,   si
presentano  ai  nostri occhi,  facile ingannarsi,  restare  legati
all'opinione - che  "un brutto male"(71)  -; infatti per  Eraclito
"occhi  e  orecchi  [i  sensi] sono cattivi testimoni  per  chi  ha
l'anima di un barbaro"(72). L'anima barbara  quella insensibile al
Lgos  che  opera in noi, come in tutte le cose: Lgos,  quindi,  
anche la nostra capacit di cogliere il vero senso delle cose.
     Infine,  Lgos    la parola, il discorso,  che  esprime  quel
senso: il discorso del filosofo  Lgos in quanto conforme al  vero
senso delle cose.

Vita e Morte sono la stessa cosa.
     
I  sensi e l'opinione che su essi si fonda sono ingannevoli  perch
ci presentano come separato ci che in realt  una cosa sola.
     In  questo   avvertibile, forse, una influenza orientale  che
differenzia Eraclito sia dai filosofi ionici sia dagli eleati e  fa
s  che  egli  sia  destinato a restare - fino  a  Nietzsche  -  un
personaggio unico e isolato nella storia del pensiero occidentale.
     I  primi  filosofi della Ionia e i pitagorici -  come  abbiamo
visto  -  cercano ci che  comune, ci che unifica (e  genera)  il
molteplice:   ma  l'elemento  unificante,  l'arch,   non   annulla
l'opposizione che  nelle cose (il caldo e il freddo,  il  secco  e
l'umido, il pari e il dispari).
     Parmenide  e  gli  eleati  risolvono in  maniera  radicale  la
contraddizione   presente   nell'opposizione:   la   negano,   cio
riconducono tutte le opposizioni a quella fondamentale fra Essere e
Non-essere,  che,  in quanto tale, cessa di essere  opposizione  in
quanto viene meno uno dei due poli, il Non-essere, che non .
     Per  Eraclito  necessario operare un salto logico  (ascoltare
la  voce  del  Lgos): le cose che appaiono come  opposte  sono  la
stessa  cosa.  Sbaglia Esiodo che divide i giorni  in  buoni  e  in
cattivi,  mentre la natura di ogni giorno  unica.(73)  "La  stessa
cosa  sono  il  vivente e il morto, lo sveglio e il  dormiente,  il
giovane e il vecchio"(74); "comune infatti  il principio e la fine
nella circonferenza del cerchio"(75).
     Vale  la  pena  fermarsi  un attimo  a  riflettere  su  queste
immagini di Eraclito: il nascere, il morire, il circolo. Se il seme
nascosto nella terra non muore non germoglieranno le messi e queste
non produrranno nuovi semi destinati ad alimentare la vita: fra  la
morte  del  seme  e  la  vita della pianta  non  c'  soluzione  di
continuit,  non  c'  frattura, sono la stessa  cosa.  Come  nella
circonferenza del cerchio ogni punto  contemporaneamente principio
e  fine, cos nel fluire dell'universo ogni punto, ogni momento,  
Morte (Thnatos) e Vita (Bos).

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Il conflitto genera tutte le cose.
     
In uno dei frammenti pi famosi di Eraclito si legge: "Il conflitto
(plemos,  la  guerra)  padre di tutte le cose"(76). Nel  pensiero
del  filosofo  di  Efeso   assente quel concetto  di  "colpa"  che
abbiamo trovato in Anassimandro: il rapporto fra i contrari  non  
una sopraffazione di cui l'elemento di volta in volta prevaricatore
debba  poi  pagare  il fio. Il conflitto  la convivenza,  l'unione
inscindibile  dei contrari, la condizione essenziale dell'esistenza
delle  cose;  il giorno non esiste senza la notte e  la  notte  non
esiste  senza il giorno, il giorno e la notte sono una  cosa  sola.
"Eraclito  non  vuole con ci dire che il loro alternarsi  sia  una
illusione,  come  direbbe Parmenide. Il fatto  che  il  giorno  si
trasforma  in  notte  e la notte in giorno,  in  altre  parole  noi
abbiamo un'unica cosa che cambia e non due cose distinte"(77).
     
"Tutto scorre".
     
Il  destino di tutte le cose  quello di trasformarsi. Il frammento
pi famoso di Eraclito  sicuramente quello che dice: "tutto scorre
(pnta re)"(78).
     Con  l'affermazione  che l'unica forma  possibile  dell'essere
(tutto)    il  divenire,  la filosofia di Eraclito  concepisce  un
rapporto  di  simbiosi fra essere e divenire, destinato  a  restare
irripetibile, per secoli, nella storia del pensiero occidentale.  I
due  termini, ritenuti espressione di due realt diverse, o di  una
realt  e di una non-realt, continueranno, infatti, nel successivo
sviluppo della filosofia, a essere contrapposti in un conflitto  in
cui  l'uno cerca di prevalere sull'altro, e quindi, alla  luce  del
pensiero    di    Eraclito,    in   una   azione    sostanzialmente
autodistruttiva.
     
Il fuoco.
     
Un'immagine  esprime bene questa unione fra essere e divenire,  fra
il permanere e il nascere e morire: il fuoco.
     "Quest'ordine  universale, che  lo stesso per tutti,  non  lo
fece  alcuno  fra gli di o fra gli uomini, ma sempre  era  e  sar
fuoco  sempre  vivente, che si accende e si spegne  secondo  giusta
misura"(79).
     Quando  guardiamo una fiamma, con il suo continuo  muoversi  e
guizzare,  non abbiamo dubbi che quella sia la fiamma, una  fiamma,
una  cosa,  ma  al  tempo stesso sappiamo che quella  fiamma    un
processo  di  trasformazione, il trasmutarsi di elementi  nel  loro
opposto (ad esempio, il solido in aeriforme, l'umido in secco): nel
fuoco si realizza l'unit degli opposti.
     Se   non   filosofo  legato  all'Oriente,  Eraclito     stato
sicuramente per molto tempo filosofo lontano dall'Occidente.

